Trattato Lisbona/ L’Irlanda verso il sì. Pena di morte più vicina
In vista del voto intanto i vescovi, tutto il mondo è paese, si esprimono in maniera ambigua: “Un cattolico può in coscienza votare sì o no”.
Venerdí 02.10.2009 08:30
Chissà se oggi qualcuno dei 4 milioni e 200mila irlandesi che andrà a votare sul trattato di Lisbona sa chi sono la D’Addario o Santoro… 4 milioni di persone che hanno nelle loro mani, nelle loro matite elettorali, i destini dell’Unione Europea. Più fortunati (o più sfortunati) di altri, gli irlandesi infatti devono per Costituzione ratificare i trattati europei, fastidio che agli italiani è risparmiato da una Carta che invece affida solo ai 900 parlamentari le decisioni su allargamenti, restringimenti e trattati internazionali in genere. Solo un anno fa, nel giugno 2008, gli Irlandesi respinsero al mittente col 53% dei voti quella “costituzione europea” in precedenza bocciata già da francesi e olandesi. Che fare dopo queste bocciature? Che fare, si chiesero a Bruxelles? Semplice, riprovarci. Perciò, come ammise la stessa Angela Merkel, si cambiò parecchio nella forma e un po’ meno nella sostanza quella che veniva spacciata per “costituzione europea”, la si ridimensionò al rango di “trattato” e in quanto tale la si ripropose a parlamenti ed elettori.
All’appello fino ad oggi mancano solo irlandesi, polacchi e cechi. In Irlanda le forze oggi in campo, il Sì e il No, hanno strumenti e denari assolutamente differenti: da una parte, quella dei “filoeuropeisti”, quasi tutti i partiti (tranne gli indipendentisti del Sinn Fein), dei giornali e delle televisioni, degli apparati e delle forze economiche, primo fra tutti il patron di Ryanair Michael O’Leary che ha sborsato di tasca propria 500mila euro per dire “vota sì all’Europa”. Fa niente se solo un anno fa lo stesso milionario, dopo la vittoria dei No, diceva che “solo nell’Unione Europea, in Irlanda e in Zimbabwe si deve votare due volte” e che “il voto deve essere rispettato”.
Fa niente se oggi qualcuno ipotizza che il magnate dei voli si sia convertito sulla via del Sì per ritentare la scalata alla compagnia di bandiera irlandese della Aer Lingus, scalata fino a ieri bloccata da Dublino e da Bruxelles. E chi, a differenza sua, continua a sostenere le buone ragioni del No al trattato “è un deficiente e un analfabeta di economia”. I sondaggi delle ultime ore danno in vantaggio il Sì con il 55% dei consensi, dato che rispecchia ancora poco la spoporzione delle forze in campo. Pensate che solo pochi giorni fa il neo-rinominato (ahinoi) presidente della Commissione Europea Barroso ha “regalato” 15 milioni di euro al governo irlandese per aiutare i lavoratori della Dell che rischiavano il posto, ricordando nella sua gita irlandese come “la Banca Centrale Europea ha prestato oltre 120 miliardi di euro al sistema bancario irlandese, il 15% del totale dei prestiti della Bce”. Voto di scambio? Ma va là…
In vista del voto intanto i vescovi, tutto il mondo è paese, si esprimono in maniera ambigua: “Un cattolico può in coscienza votare sì o no”. Pare che da Bruxelles infatti siano giunte ai poteri forti di Dublino rassicurazioni sul fatto che sull’aborto, sulla sovranità nazionale e sulla neutralità militare l’Europa non metterà becco. Quanto dureranno, in caso di vittoria del Sì, queste promesse? “Nemmeno un quarto d’ora” commentano alcuni giuristi che non credono ai buoni propositi degli euroburocrati.
A far discutere intanto continuano ad essere alcune righe contenute non nel Trattato, ma in alcune note a piè di pagine all’articolo 2 dello stesso testo: “La pena di morte è abolita, eccetto che in caso di guerra, di disordini, di insurrezione (war, riots, upheaval)”. Passi per la guerra, ma chi decide quali sono i “disordini” e quali invece le “proteste popolari”? Secondo diversi studiosi, capitanati da quel professor Albrecht Schachtschneider che stilò un esposto contro il Trattato di Maastricht, la tanto vituperata pena di morte verrebbe dunque grazie al Trattato di Lisbona reintrodotta di nascosto. Che dicono i pacifisti di tutto il mondo? Che dicono coloro che firmano appelli per professione, più in Italia che in Irlanda? Che dicono i manifestanti di domani che dicono che in Italia si rischia il regime e non vi è libertà di stampa? Che dicono quei “burocrati idioti di Bruxelles”, per usare le gentili parole del patron di Ryanair che oggi con questi idioti va a braccetto? Per ora silenzi e smentite, perchè la priorità è portare a casa un Sì, con le buone o con le cattive. E quando finalmente anche in Italia si potrà votare sui trattati internazionali, a partire dal possibile ingresso della Turchia in Europa, magari da Santoro invece che di escort si parlerà di latte, crocifisso e kebab. Per il momento affidiamoci a San Patrizio, patrono di quella Poblacht Na hEireann (Irlanda) che è riuscita almeno a far riconoscere la sua lingua madre, il gaelico irlandese, come 21esima lingua ufficiale dell’Unione.







