Cavolini Padani : I leghisti? Brutti, sporchi e cattivi. Ma con loro gli immigrati son felici
Lunedí 18.01.2010 18:47
Cari Affaritaliani.it, a volte penso che di immigrazione e relativi diritti (meno spesso di doveri) si occupino di più alcuni italiani che non gli stranieri stessi. Leggevo nel weekend su Affari di italiani che organizzano per il 1° marzo un fantasioso “sciopero” degli immigrati, che immagino non avranno molta voglia di perdere una giornata di lavoro per far piacere a qualche benpensante. Di italiani che ci raccontano quanto siano importanti per il nostro futuro gli ingegneri indiani o gli advisor brasiliani, come se i problemi legati all’immigrazione venissero dai plurilaureati e non dai colonizzatori di alcune periferie, soprattutto qui al Nord.
Di italiani che invocano la scorciatoia del diritto alla cittadinanza ed al voto dopo soli cinque anni, senza peraltro interpellare i diretti interessati che di tutto hanno voglia e bisogno fuorchè di correre in anticipo in cabina elettorale. E basta poi con ’sta telenovela degli insulti “razzisti” a Balotelli: mi sa che lo fischiano per quello che fa e disfa in campo, per il suo modo di s-comportarsi (peraltro scusabile in un ragazzino) e non per il colore della pelle, mi sa che lo fischierebbero pure se fosse alto e biondo e avesse i nonni finlandesi.
Cari Affaritaliani.it, al di là di tanti blablabla rileggevo in questi giorni i numeri relativi alla marea migratoria in Italia degli ultimi anni ed alle realtà dove gli immigrati si sono meglio inseriti. Sorpresa delle sorprese, la “provincia modello” da questo punto di vista sapete quale risulta essere? Treviso. Sì, proprio la Treviso amministrata dalla Lega da ormai più di quindici anni, la Treviso di Gentilini e di Zaia, la Treviso dei leghisti brutti, sporchi e cattivi, così razzisti che. nemmeno gli immigrati se ne sono accorti.
E che dire di Milano poi, di quella “Milano cieca” ed egoista dipinta da monsignor Tettamanzi dove vivono, lavorano e mandano i figli a scuola ormai quasi 200mila stranieri? Cari Affaritaliani.it, io penso che se il nostro e il loro domani sarà più tranquillo e sereno sarà grazie ai doveri e non solo ai diritti. Sarà grazie agli argini messi da Maroni a difesa del nostro Paese, perché ormai è evidente anche a un bambino che immigrazione clandestina fa rima con delinquenza. Sarà grazie ai limiti posti dal ministro Gelmini per l’accesso alle scuole, perché ormai è evidente anche a un bambino che chi non parla l’italiano non può pensare di imparare la storia e la geografia per miracolo.
Sarà grazie agli interventi di quei sindaci, spesso diffamati e insultati, che osano verificare dove e come vivono, dove e come lavorano i loro cittadini, in alcuni casi ammassati in venti in un bilocale per la disperazione loro e di chi vive loro vicino. Ecco perché quel vostro titolo “Immigrati, l’Italia non può stare senza” mi pareva un poco strano. E chi vuole stare “senza” i 4 milioni di stranieri che qui vivono e lavorano da tempo? Anche per questi 4 milioni i problemi sono altri, sono i clandestini, sono gli sfaccendati, sono i delinquenti, sono i tot-milioni di disperati o avanzi di galera che qualcuno vorrebbe far arrivare qui per poi ammassarli in altre Rosarno. Sindacati? Grande industria? Cooperative? Malavita organizzata? Enti benefici dal lucro facile?
Non so chi faccia il tifo per chi, lascio a chi legge l’ardua sentenza sperando che dai “commenti” al pezzo si astengano i poveretti dell’insulto per professione, pochi per fortuna ma fastidiosi come le verruche. Intanto passo e chiudo perché vado su Facebook a leggere dello “sciopero” degli immigrati lanciato in rete dal comitato Primo Marzo 2010 presieduto da Stefania Ragusa, giornalista di Glamour e collaboratrice di altri giornali fra cui Il Manifesto. Pensa te la vita come è strana e come le omonimie possono essere beffarde: quando nel secolo scorso ho cominciato a fare il consigliere comunale mi par di ricordare che all’Indipendente, quotidiano di area leghista, lavorasse una collega con lo stesso nome. E con lo stesso cognome. Magari mi ricordo male io. O magari si tratta di un’altra persona. O magari cambiano i tempi. E le idee.







