Le deputate inseguono Silvio… Ma con la Lega il premier scherza col fuoco
Sembrava di essere in Padania, mica in America Latina. Fra un Mirador Ciudad de Camogli e la lingua piemontese (non italiana si badi, ma piemontese) parlata in tutta la provincia di Cordoba, non pareva mica di essere in Cile e in Argentina, ma in Riviera o sotto la Mole. Certo i gradi erano più di 30, le signorine andavano in giro in maglietta e i taxisti zigzagavano sudati peggio che a Napoli, ma tanta Padania come in quella parte di Latinoamerica all’estero non l’avevo mai trovata. Arancini Sudamericani dunque ai primi di gennaio, li avrei scritti volentieri da Santiago o da Buenos Aires settimana scorsa, senonché… Senonché da quelle parti molti computer vadano a carbone!!! Una lentezza esasperante, quasi come gli autobus che percorrono 400 kilometri in dieci ore, quasi come i pranzi che durano un’eternità.
In Cile la prima comunità straniera presente è quella ligure, che accompagnò gli spagnoli qualche secolo fa e oggi popola la capitale Santiago, caotica e inquinata: oceano da una parte e catena andina dall’altra, 6 milioni di abitanti divisi fra i grattacieli del centro e le baracche della periferia. In Argentina spopolano i calabresi a Buenos Aires, quasi 15 milioni di abitanti nel suo complesso, un incrocio fra Parigi, Barcellona e Londra per l’ampiezza dei viali, il verde dei parchi, la cura dei palazzi del centro. E con il fiume più largo del mondo, quel Rio della Plata che supera i 100 kilometri di larghezza ed è dello stesso colore del Lambro (marrone per i non milanesi) non tanto perché sporco quanto perché fiume che raccoglie la terra del centro del continente e la porta nell’Oceano. Più Europa che America, a meno che non si esca dalla capitale e ci si imbatta in quella povertà che la sera si riversa nel centro a frugare nei cestini, a raccogliere cartone per rivenderlo, a scippare incauti turisti nelle Avenida. Fuori da Buenos Aires poi tanti piemontesi, veneti e liguri, con alcune enclave (ad esempio ce n’è una di modenesi!) che hanno conservato addirittura meglio che non a casa nostra i costumi, la lingua, la musica e la cucina.
Le perle cilene? Il vino, la splendida Valparaiso abbarbiccata e colorata sui colli, le case di Pablo Neruda. Le perle argentine? Il vino, la carne, le ragazze (me lo permetta la mia morosa, sicuramente all’altezza) e lo stadio di Buenos Aires, la mitica Bombonera nel quartiere della Boca. E quei 30 gradi senza umidità, quel girare per strada in maglietta e braghe corte in pieno gennaio, mentre a Milano la Moratti scivolava sulla neve… Era un viaggio istituzionale che, fra le altre cose, mi ha permesso di conoscere colleghi con cui alla Camera mi ero sempre limitato al buongiorno e buonasera. Conoscenza sorprendente nel caso dell’onorevole Tabacci ad esempio. Democristiano fino al midollo, anti-leghista e anti-padano ma, onestamente e duole dirlo, simpatico in maniera imprevedibile… Mi fermo qui, magari andrò avanti settimana prossima, anche perché in Aula alla Camera qui a Roma si sentono urla e strepiti.
Si parla di soldi e di crisi, anche se all’interno di Piddì e Piddielle è ben altra la crisi in corso. “Guerra di posizione prima della fusione” la definisce un deputato di Forza Italia, commentando così le ormai rituali strillate di Fini contro tutti. Dalle donne di Buenos Aires alle donne del Parlamento. “Dovreste vederle quelle che fanno la gara per rincorrere Berlusconi – commenta una deputata di An – arrivano a corrompere i valletti della Camera per sapere a che piano si trova, in quale bagno va, quale ascensore prende. A volte mi pare di essere al cinema, ma le avete viste come si (s)vestono? Almeno quelle del Grande Fratello non hanno pretese da statiste…”. Riportiamo il peccato, non la peccatrice ovviamente. Certo Berlusconi alla Camera si nota, sia per la turba di gente che subito lo circonda, giornalisti e deputate soprattutto, sia per il colore. Sì, proprio il colore, il colore della pelle. Non c’entra il razzismo, dico solo che un rosso-arancione così vivo non l’avevo mai visto sul volto di un uomo. “Non è trucco o cerone, è proprio così al naturale” confida una signora che lo ammira. A me sembra un po’ troppo vivo sto rosso-arancione, mi pare in sintonia con l’imperdibile “Giornata dell’arancia rossa siciliana” che si celebrerà presso la buvette di Montecitorio mercoledì 21 gennaio su iniziativa dell’onorevole Giuseppe Palumbo, a base di degustazione gratuita del frutto e conferenza stampa sulle sue proprietà nutritive.
Insomma un arancio molto molto vivace illumina il volto del premier, forse complici le parole di Umberto Bossi e della Lega, sindaci in testa, in marcia su Roma portafoglio alla mano. “Silvio scherza col fuoco, altro che Roma e Alitalia, la pazienza della nostra gente ha un limite” sbottava un sindaco padano su Radio Padania Libera. Faccia come vuole Silvio il rosso (almeno in viso), a me basta che non venda Kakà. Un’occhiata in giro e per fortuna, fra tante onorevoli miss discinte e sorridenti, ci riportava sulla terra la perennemente corrucciata Livia Turco (mai vista sorridere) stretta nella sua camicetta lilla. “Il lilla che invoglia” diceva la pubblicità di una marca di cioccolato. In questo caso invoglia minga tropp… Guerra di leader, e di donne che inseguono leader o mezzi-leader, nel Pdl: fanno paura la fusione che non si sa dove porterà, la perdita di identità, la crescente forza della Lega (per ora nei sondaggi, in primavera chissà).
Guerra e basta, e senza donne, nel Pd: fanno paura la fusione che non si sa dove porterà, la perdita di identità, la crescente forza della Lega e dell’Italia dei Valori (per ora nei sondaggi, in primavera chissà). No, non sono rimbambito, lo ripeto apposta perchè Pdl e Pd a volte sembrano la stessa creatura, lo stesso adolescente che non sa cosa lo aspetta. Speremm in ben… Chiudo qui, ripensando alla Repubblica Federale Argentina e ai Vescovi di casa nostra. Altra sequela di insulti alla Lega che ha fatto approvare in Senato il reato di immigrazione clandestina e, addirittura, pretenderebbe di far pagare agli immigrati un contributo per i documenti di soggiorno. “Razzisti e incivili” ci grida dietro qualche irriducibile monsignore, ignorante del fatto che identico contributo esiste in mezza Europa e in Olanda arriva ad esempio a 800 euro. Per ora, solo per ora, gli islamici a Milano si sono fermati a pregare a qualche metro dal portone del Duomo. Forse solo perché monsignor Tettamanzi si era dimenticato di consegnare loro le chiavi…







