Comuni e Province/ L’Udc perderà molte poltrone
Innanzitutto una riflessione: mamma mia cari Arancinisti, come sono suscettibili ’sti romani de roma… Se solo osi dir loro qualcosa, apriti cielo! Silvio: “Prima di parlare della Capitale dovete sciacquarvi la bocca”. Roberto: “Alberto da Giussano fu un personaggio di fantasia, se lo volete riportatetevlo pure a casa“. Alessandro, 27 anni: “La vostra è solo invidia perchè Roma è capitale, ignoranza e incompetenza”. Giuseppina: “Non toccate la Capitale, su al Nord vi devono bastare la nebbia e la polenta”. Marco, 24 anni: “Voi leghisti avete le vene che si gonfiano al solo sentire nominare Roma“. Fausto: “Riprendetevi la vostra statua di Alberto da Giussano, al suo posto ci mettiamo quella di Totti che cavalca Miss Padania”.
Ogni tanto c’è anche una voce diversa, come quella di Luca: “Invece di parlare di Formula 1, Alemanno metta a posto i buchi nelle nostre strade, qui al massimo potremmo ospitare la Prigi – Dakar”. Poi riprende il coro di carinerie. Diego: “Mangiapolenta del cazzo, chinate la testa come sempre, andate a zappare la pianura padana e non rompete le palle”. Gigio: “Tifosi incivili a Roma? Ma pensate ai vostri stadi del Nord, schifosi e tristi che non siete altro”. Tatanka: “Cosa volete voi della Lega, il Gran Premio è a Monza da tanti anni, se anche per un po’ venisse a Roma che male farebbe?”. Nadia: “L’unica cosa dura che c’avete è la capoccia“. Tommaso: “Lei è il campione dell’ignoranza, noi a Roma abbiamo tutto e il Gran premio ve lo potete tenere. Abbiamo la fortuna, noi romani, di vivere in una città che da sempre è sulla bocca di tutti”.
Accipicchiolina, nervi a fiori di pelle su blog, siti e facebook solo perché qualche becero lombardo si è permesso di incazzarsi per l’ennesima ipotesi di furto ai danni del Nord: questa volta toccherebbe alla Formula Uno, col paventato trasferimento dello storico Gran Premio (e relativo indotto economico) da Monza al Colosseo. Roma capitale della bellezza, dell’arte, del buon gusto e del bel vivere, o Roma capitale dello spreco, della lentezza, della burocrazia e dell’arroganza? Vi aspetto, civilmente ne sono certo, a matteo.salvini@libero.it. Vabbè, tiremm innanz, torniamo a parlare di cose serie.
Delle salme dei Savoia ad esempio. E che diamine, ridi? Tu che leggi dico, starai mica ridendo? Si parla delle salme dei Re d’Italia, mica di noccioline. Il 12 novembre ultimo scorso infatti l’onorevole Basilio Catanoso ha presentato una proposta di legge che ha per oggetto “Autorizzazione alla sepoltura delle salme dei Re d’Italia Vittorio Emanuele III e Umberto III nel Pantheon di Roma”. Mica pizza e fichi, il Catanoso è un 45enne catanese, ex missino ed oggi piddielle, che le idee ce le ha belle chiare. Leggiamo testualmente che “sono trascorsi ben 63 anni dalla fine della seconda guerra mondiale (e questo è storicamente ineccepibile!) e appare necessario un gesto di riconciliazione all’interno del popolo italiano… occorre che l’Italia tutta si riconcili con la propria storia di Nazione… è con questo spirito che si prospetta la sepoltura al Pantheon del terzo e del quarto Re d’Italia e delle loro consorti, tuttora sepolti in terra straniera e quindi esuli anche dopo la morte”.
Con tutto il reale rispetto, non riesco ancora a commuovermi e spero nel gran finale. “Tale gesto di doverosa e umana pietà è anche il riconoscimento della storia e dell’identità della Nazione, giunta ad unità statuale attraverso Casa Savoia”. Ma chi paga? La spesa sarebbe a carico, bontà loro, “degli aventi causa dei defunti sovrani, con la partecipazione dell’Istituto nazionale per la guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon, ente di natura risorgimentale e combattentistica, sorto nel 1878 e tuttora deputato a funzioni di servizio di guardia alle tombe reali“. Capperi, tanto di cappello a chi fa la guardia a quelle tombe dal lontano 1878, quasi quasi faccio un salto alla sede legale dell’Istituto (via della Minerva 20 a Roma) per carpire loro il segreto dell’elisir di così lunga vita. Andreotti sarà certamente loro socio ad honorem…
Mi fermo, in Aula si torna a votare, la campanella suona. Livia Turco continua a vestirsi di viola, molte signore del Pdl continuano a sfoggiare stivali e tacchi delle più varie fatture (ma anche a sinistra si nota un po’ di brio e di colore in più, mi dicono che settimana scorsa qualche collega ci sia rimasta un po’ male e me ne scuso). Nei corridoi si parla di legge elettorale per le Europee, l’accordo ormai è fatto: fuori da Bruxelles chi non raccoglierà almeno il 4% dei voti. Negli uffici dei dipietrini intanto si narra siano in corso riunioni al cui confronto la notte dei lunghi coltelli pare una scampagnata, mentre i sonni dei democristiani dell’Uddiccì sono agitati dalla possibilità di perdere un bel po’ di poltrone nei Comuni e nelle Province “per colpa di Bossi”, per usare le parole di un fedelissimo lombardo di Casini. Per colpa? “Democristiano avvisato, mezzo salvato” osservava un parlamentare lumbard, ricordando il voto contrario al federalismo di settimana scorsa. Forse i democristiani sono troppo impegnati a rimembrare il loro luminoso passato, per cercare di costruirsi un futuro. Potrei dire che c’è una somiglianza con Roma, ma magari qualcuno si offende…







