Patto di stabilità per gli Enti Locali
Premesso che
- il patto di stabilità per gli enti locali (Regioni, Province e per i Comuni sopra i 5.000 abitanti) ha lo scopo di coordinare la finanza degli enti locali con quella dello Stato, al fine di ottemperare al patto di stabilità europeo;
- in base al patto di stabilità europeo, gli Stati membri che, soddisfacendo tutti i cosiddetti parametri di Maastricht, hanno deciso di adottare l’euro, devono continuare a rispettare nel tempo quelli di ordine fiscale, ossia: o un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL; o un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL (o, comunque, un debito pubblico che dia segnali di rientro).
- da più parti si è sottolineata l’eccessiva rigidità del Patto, e la necessità di applicarlo considerando l’intero ciclo economico e non un singolo bilancio di esercizio, anche in considerazione dei rischi involutivi derivanti dalla politica degli investimenti troppo limitata che esso comporta;
- è seppur vero che il patto di stabilità vale rigidamente per lo Stato, ma che può essere modificato e rimodulato al fine di premiare gli enti più virtuosi e non comprimere eccessivamente gli investimenti necessari ed i servizi essenziali degli enti locali ;
Preso atto che
- con l’articolo 78 del decreto-legge n. 112 del 2008 al comune di Roma é stata riconosciuta una anticipazione di 500 milioni di euro per fronteggiare lo stato deficitario, a valere sulle disponibilità della Cassa Depositi e Prestiti;
- l’articolo 5 del successivo decreto-legge n. 154 del 2008 ha attribuito al Comune di Roma un contributo di 500 milioni per la restituzione di quanto anticipato dalla Cassa Depositi e Prestiti. Le suddette risorse sono state poste a carico degli stanziamenti dei fondi FAS, risorse finanziarie destinate allo sviluppo degli investimenti delle aree sottosviluppate da ripartire per l’85% al Sud e per il 15% al Nord;
- considerate le potenzialità del Comune di Roma, era auspicabile che il deficit finanziario, derivante da anni di cattiva gestione, fosse stato affrontato mediante vendite di patrimonio immobiliare ed altre soluzioni afferenti alla riscossione di tasse e tributi riferite al comune di Roma medesimo;
- con la Delibera CIPE del 30 settembre 2008 è stato concesso un finanziamento di 140 milioni di euro al comune di Catania a valere sulle risorse del FAS (Fondo per le Aree Sottoutilizzate) per evitare il dissesto finanziario;
- con il Decreto 4 maggio 2007 del Ministero dell’Economia e delle Finanze “Riparto delle somme concernenti il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario” sono stati stanziati 3.000 milioni per le Regioni deficitarie del Sud Abruzzo, Campania, Lazio, Molise, Sicilia;
- è evidente che i continui sussidi finanziari per il Comune di Roma, Catania etc, mal si conciliano con un principio di parità di trattamento rispetto agli altri comuni d’Italia;
Considerato che
- una modifica apportata all’articolo 18 del decreto-legge n. 185 del 2008, presentata dal Governo per mezzo dei relatori durante l’esame del decreto nelle Commissioni riunite V e VI della Camera, ha introdotto i commi 4-quater e 4-quinquies, che prevedono un ulteriore sostegno per il comune di Roma, esentando la gestione ordinaria dal rispetto dei vincoli del patto di stabilità interno per un biennio;
- tale misura consentirà al comune di Roma di escludere dal patto le maggiori spese di investimento strutturale per la realizzazione della linea metropolitana, una deroga a nuove spese di investimento non consentite, peraltro, agli altri comuni, in particolare a quelli con i bilanci in avanzo, che vorrebbero e potrebbero realizzare nuove opere funzionali per i loro cittadini residenti;
Rilevato che
- con le recenti modifiche apportate è stata prevista la possibilità, per i comuni che abbiano rispettato il Patto di stabilità interno nel triennio 2006-2008, di escludere dal computo dei saldi rilevati ai fini del Patto di stabilità interno per l’anno 2009, le somme destinate a investimenti infrastrutturali o al pagamento di spese in conto capitale relative a impegni già assunti, qualora tali spese siano finanziate da risparmi derivanti da rinegoziazioni o estinzioni di mutui;
- le misure introdotte non consentono alle amministrazioni locali di utilizzare i residui passivi relativi alla spesa in conto capitale per portare a termine opere già programmate;
- per un efficace rilancio degli investimenti, anche ai fini anticongiunturali, è necessario che queste risorse, già in possesso degli Enti Locali, possano essere utilizzate al fine di effettuare investimenti necessari in Infrastrutture, Scuole, manutenzioni ordinarie e straordinarie ritenute essenziali per l’erogazione dei servizi ai Cittadini;
- sì rileva che molti comuni, soprattutto i più virtuosi, hanno subito negli ultimi anni decurtazioni di trasferimenti erariali e, pur se i loro bilanci sono in avanzo, non possono procedere ad incrementare gli investimenti in conto capitale a causa del rispetto dei vincoli del patto di stabilità;
Ritenuto che
- i finanziamenti derivanti da contributi dello Stato, Regioni, Province e Comuni e le alienazioni di patrimonio dovrebbero essere escluse dal patto di stabilità, come utilizzo dell’avanzo di amministrazione, quando sono utilizzati per spese di investimento;
- dovrebbero essere adottate misure analoghe, alla deroga per il Comune di Roma, anche per gli Enti Locali virtuosi, che necessitano di investimenti in opere infrastrutturali e necessarie per la popolazione (spese per Sicurezza, Sociali, manutenzioni ordinarie etc).
- gli enti locali potrebbero essere “costretti” a non rispettare il suddetto patto di stabilità pur di erogare i servizi essenziali ai cittadini rischiando importanti sanzioni amministrative
Tutto ciò premesso;
Questo Consiglio Comunale
Impegna il Sindaco e la Giunta
1) ad attivarsi presso il Governo per richiedere, anche per gli Enti Locali lombardi, l’esonero dai vincoli previsti dal Patto di stabilità per gli investimenti infrastrutturali, come ad esempio scuole, impianti sportivi, ospedali, case di cura, strade, impianti per le energie rinnovabili, etc. effettuati nei limiti delle disponibilità di “cassa” degli stessi;
2) ad attivarsi presso il Governo al fine di una completa revisione del patto di stabilità degli enti locali che premi l’efficacia e l’efficienza degli enti locali virtuosi ed individui pesanti sanzioni per quelli in evidente dissesto finanziario.
Matteo Salvini







